giovedì 16 novembre 2017

Fibromialgia. Commissione Affari sociali approva risoluzione per inserimento nei Lea

Quotidiano Sanità, edizione web del 15 Novembre 2017 (link)


Accordo in XII Commissione alla Camera su testo unificato su diverse risoluzioni, presentate da gruppi parlamentari di maggioranza ed opposizoine, che impegnano il Governo ad includere la patologia nell'elenco delle malattie croniche di rilevante impatto sociale e sanitario e che devono rientrare nei Livelli essenziali di assistenza. IL TESTO


15 NOV - È stata approvata alla unanimità dai membri della Commissione Affari sociali della Camera un testo unificato della risoluzione che, impegnando il Governo su nove diversi punti, prevede di includere la fibromialgia nell’elenco delle malattie croniche di rilevante impatto sociale e sanitario e che devono rientrare nei Livelli essenziali di assistenza.

Nel documento si spiega come, sebbene l'Oms abbia riconosciuto già dal 1992 l'esistenza della fibromialgia e nonostante anche altre organizzazioni mediche di carattere internazionale l'abbiano considerata una malattia cronica, solo una parte dei Paesi europei ha condiviso questa posizione, e tra questi non figura l'Italia. Viene inoltre sottolineato come la ricerca di base, la sperimentazione clinica e la cura della fibromialgia nel nostro Paese siano tra "i più arretrati a livello europeo e internazionale". Nessuna associazione medica italiana ha redatto linee guida sulla patologia e, ad oggi, rarissimi sono i centri dedicati alla cura della fibromialgia. Ne consegue che i cittadini che soffrono di questa patologia incontrano operatori sanitari, dal medico di base ai diversi specialisti, del tutto impreparati a riconoscere e a trattare adeguatamente le loro sofferenze.

Alla luce di tutto questo il testo unificato della risoluzione impegna il Governo a:

1) ad assumere iniziative per includere la sindrome fibromialgica nell'elenco delle malattie croniche che rientrano nei nuovi LEA (livelli essenziali di assistenza), attualmente in corso di aggiornamento, attraverso il confronto con i referenti delle società scientifiche maggiormente riconosciute per lo studio della fibromialgia e i componenti della Commissione per l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza;

2) ad adottare iniziative, anche per il tramite dell'Istituto superiore della sanità, per individuare criteri oggettivi e omogenei per l’identificazione e la distinzione dei sintomi e delle condizioni cliniche delle persone affette da fibromialgia in base al livello di gravità e invalidità della malattia, ai fini dell’inserimento della sindrome fibromialgica tra le malattie invalidanti che danno diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa, individuate dal regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 28 maggio 1999, n. 329;

3) ad assumere iniziative affinché sia avviato un piano di informazione e di formazione del personale sanitario, che consenta una più ampia ed approfondita conoscenza della fibromialgia, anche al fine di ridurre i tempi necessari per formulare una corretta diagnosi;

4) ad assumere iniziative affinché il codice della fibromialgia possa essere impiegato anche al fine di monitorare l’utilizzo delle prestazioni ad essa afferenti;

5) a considerare l’opportunità di adottare iniziative per pervenire alla definizione di “cronicità” da parte dello specialista reumatologo o algologo, riconfermabile dopo un periodo di 24 mesi;

6) ad assumere iniziative per definire criteri, modelli e indicatori al fine di individuare, tenuto conto delle competenze delle regioni, centri di riferimento multidisciplinari a livello regionale, dedicati alla ricerca o all'attività clinico-assistenziale relativa alla sindrome fibromialgica e per individuare, nell’ambito delle migliori esperienze regionali, un PDTA (percorso diagnostico terapeutico assistenziale) in grado di costituire il modello per un eventuale, successivo percorso di standardizzazione su tutto il territorio nazionale;

7) a promuovere la sperimentazione di cure integrate della fibromialgia, quali tecniche di gestione dello stress, agopuntura, idroterapia, ozonoterapia, camera iperbarica, integrate con un uso transitorio e sapiente della farmacologia;

8) a considerare l’opportunità di assumere iniziative relative alla possibilità dell'utilizzo di farmaci cannabinoidi per i pazienti affetti da fibromialgia;

9) a considerare la fibromialgia quale malattia ad elevato impatto sociale oltre che sanitario e, di conseguenza, ad assumere iniziative per promuovere il ricorso all'istituto del telelavoro, sia nelle forme del lavoro a distanza, che del telelavoro domiciliare, quale forma di opportunità e di ausilio per le categorie di lavoratori in situazione di disagio a causa di disabilità psico-fisica causati dalla sindrome fibromialgica e da altre malattie croniche e invalidanti.  

15 novembre 2017

© Riproduzione riservata all'autore dell'articolo.

martedì 10 ottobre 2017

pensiero del mattino :)


I giudici dovrebbero essere i più strenui difensori dell’avvocatura:
poichè solo là dove gli avvocati sono indipendenti, i giudici possono essere imparziali;
solo là dove gli avvocati sono rispettati, sono onorati i giudici:
giudici ed avvocati sono ugualmente organi della giustizia,
sono servitori ugualmente fedeli dello Stato,
che affida loro due momenti inseparabili della stessa funzione.

(Piero Calamandrei)

martedì 5 settembre 2017

Obbligo vaccini: ASL non potranno comunicare a scuole chi è vaccinato e chi no. (OrizzonteScuola)

di Nino Sabella

(tratto dalla pagina web OrizzonteScuola del 4 Sttembre 2017; tutti i diritti riservati al relativo Autore)

Le varie Regioni italiane, in relazione all’obbligo vaccinale introdotto dalle legge n. 119/2017, stanno adottando delle procedure semplificate, al fine di agevolare i compiti delle scuole e limitare i disagi per le famiglie.
Alcune delle procedure poste in essere dalle Regioni prevedono, anticipando in parte quanto previsto dalla legge a partire dal 2019/20, che le scuole inviino gli elenchi degli iscritti alle ASL, che controllano la situazione vaccinale dei bambini/alunni per poi restituire gli elenchi alle scuole medesime con l’indicazione degli alunni non in regola.
Una delle Regioni, che ha adottato tale procedura (eccetto quella relativa alla restituzione alle scuole degli elenchi), ossia la Toscana, ha chiesto il parere del Garante della Privacy in merito alla regolarità o meno dei suddetti flussi di dati, ossia l’invio degli elenchi degli iscritti alle ASL.
Il Garante, con apposito provvedimento del 01/09/2017, ha affermato che le scuole possono inviare gli elenchi alle ASL e che il parere è valido anche per le altre regioni che intendessero applicare tale procedura.
Il Garante, nel parere del 1° settembre, non affronta il problema dei flussi di dati dalle ASL alle scuole con l’indicazione dei bambini non vaccinati, argomento questo su cui si è soffermato poi lo stesso presidente Antonello Soro.
Questo quanto scritto sul sito del Garante: “Nella giornata di ieri, sono giunte richieste da parte di alcune regioni che vorrebbero poter comunicare direttamente alle scuole, anche tramite le aziende sanitarie, i dati sulle vaccinazioni effettuate dagli alunni.
Al riguardo, si ricorda che se il trattamento di dati sensibili non è espressamente previsto da una disposizione di legge i soggetti pubblici possono richiedere al Garante di esprimersi in tal senso solo dopo aver adottato una norma regolamentare – con parere conforme dell’Autorità – che specifichi i tipi di dati e di operazioni identificati e resi pubblici a cura dei soggetti che ne effettuano il trattamento, in relazione alle specifiche finalità perseguite nei singoli casi e nel rispetto dei principi indicati del Codice della privacy.
“Sin dall’inizio della vicenda il Garante della privacy ha offerto la massima collaborazione ai Ministeri competenti e a tutte le altre amministrazione coinvolte.” – afferma il Presidente Antonello Soro – “Per aiutare ulteriormente famiglie, scuole e regioni, abbiamo ritenuto ora necessario intervenire, nei limiti che ci sono consentiti dalla legge, per semplificare la vita alle famiglie e consentire un più celere flusso di dati. Ci auguriamo che questo provvedimento ristabilisca chiarezza e limiti i possibili rischi legati a uno scambio dati effettuato in assenza di una regolamentazione omogenea su tutto il territorio. Con il nostro provvedimento è ora consentita la trasmissione dei registri degli iscritti dalle scuole alle Asl. Al momento, invece, manca un’adeguata base regolamentare che consenta il flusso inverso, ovvero la trasmissione di dati sensibili dalle Asl alle scuole. Resta naturalmente ferma la nostra disponibilità a esaminare ogni soluzione normativa che possa eventualmente introdurre ulteriori semplificazioni”.
Alla luce delle dichiarazioni di Soro, dunque, le ASL non potranno restituire alle scuole gli elenchi con l’indicazione della situazione vaccinale degli iscritti.
Il Garante, infine, non può nemmeno esprimersi al riguardo, come sopra riportato, se prima non viene adottata una norma regolamentare.

venerdì 4 agosto 2017

il Vaccinellum approda in Corte Costituzionale...


Avviso a tutti i lettori del Blog: a seguito della richiesta di sospensione della esecutività del Decreto Lorenzin, depositata dalla Regione Veneto contestualmente al ricorso per accertamento di incostituzionalità della norma in questione, poiché siamo in attesa di sapere dalla Corte Costituzionale se il Vaccinellum verrà sospeso in attesa dell'esito finale del processo per incostituzionalità, non provvederemo ad aggiornare le linee guida già elaborate e disponibili sul Blog fino alla eventuale conferma della sospensione.

Si invitano le famiglie a fare presente la circostanza, unitamente alle personali ragioni del dissenso alla vaccinazione, anche alle autorità sanitarie od agli istituti scolastici o scuole materne o nidi che pretendessero oggi il rispetto di una norma che è sotto la lente della Corte Costituzionale.

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.