venerdì 20 marzo 2015

Malasanità in Italia: dati ufficiali e misure di tutela



Costi altissimi per risultati deludenti, qualche volta tragici. Una sanità che non restituisce quello che prende: è questo il bilancio stilato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori ed i disavanzi in campo sanitario che ieri è stata licenziata dalla Camera. Altri mali della sanità italiana emergono pure dal Rapporto internazionale Transparency 2011. Un italiano su dieci avrebbe pagato una “bustarella“ a medici o operatori sanitari per avere una corsia preferenziale su cure e prestazioni.La corruzione in corsia costerebbe 10 miliardi annui. Un denuncia grave ma il dato viene ritenuto «inverosimile» dall'Ordine dei medici.
Incontrovertibili invece i dati raccolti dalla Camera. Da aprile 2009 a dicembre 2012 sono 400 le morti attribuite a casi di malasanità. È questo il dato negativo più eclatante che è soltanto la punta dell'iceberg di un sistema che ha punte d'eccellenza e zone buie. Molte le incongruenze. Perché in Sicilia ci sono 12 medici ogni dieci posti letto, 9.369 camici bianchi contro 7.624 letti? Ovvero esattamente il doppio rispetto al Friuli Venezia Giulia dove il rapporto è di 6 camici bianchi per 10 posti letto? Perché per far funzionare quella struttura sanitaria ci vogliono 2 medici al posto di uno? Forse per farla funzionare meglio? No. Al contrario: le cose vanno peggio. La Sicilia è in testa alla classifica degli errori sanitari: su 570 casi registrati in tutta Italia ben 117 si sono verificati in quella regione. Dunque il doppio dei medici per un risultato peggiore rispetto a tutte le altre regioni. E la relazione della commissione evidenzia pure come gli eventi di malasanità siano comunque più frequenti nelle regioni con i conti in rosso. Insomma non soltanto si spende troppo ma si spende male. In generale al Sud il rapporto medici posti letto è superiore rispetto al Nord. Tra Sud ed Isole ci sono 23.880 posti letto effettivi per 25.532 dipendenti medici. Quasi un dipendente medico su tre lavora in quell'area. Il rapporto è di 11,8 medici per dieci letti in Basilicata dove ci sono 490 posti letto per 580 medici; 11, 1 in Calabria, 4.240 camici bianchi per 3.821 letti; 11,3 nel Lazio con 7.509 posti letto per 8.486 medici. Ai tanti medici del Sud corrisponde poi un maggior numero di presunti errori sanitari. In Sicilia 117 casi con 84 decessi; Calabria 107 casi, 87 decessi; Lazio 63 casi e 42 decessi. Mentre in Lombardia i casi sono 34 e 13 i decessi; in Veneto 29 casi e 16 decessi; in Emilia 36 casi e 28 decessi. Il presidente della Commissione, Antonio Palagiano Idv, sottolinea prima di tutto che gli errori non sono imputabili direttamente ai medici ma molto più spesso alle disfunzioni organizzative. «Le regioni dove si spende di più per la sanità sono quelle che forniscono un servizio qualitativamente peggiore», aggiunge Palagiano. Preoccupanti anche i dati sulla medicina difensiva.Il medico preoccupato di eventuali accuse per non avere eseguito un esame spesso prescrive Tac, ecografie lastre ed analisi anche quando non occorrono. Esami o farmaci prescritti inutilmente che corrispondono ad uno spreco di 10 miliardi annui, circa la metà del gettito Imu 2012. Infine la piaga degli incarichi «ad personam» nelle aziende sanitarie locali e nei Policlinici universitari. Sono 383 gli incarichi dirigenziali assegnati senza concorso e ricoperti in modo illegittimo nella sola Campania. (Francesca Angeli - il Giornale - edizione del 24 Gennaio 2013)

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