mercoledì 26 aprile 2017

«Punito per le idee e non per le cure gravi conflitti d’interesse sui vaccini»

Il cardiologo trevigiano Gava fa ricorso: «Come le Br, puntano uno per educarne cento»











Corriere del Veneto on line - Cronaca - 24 Aprile 2017 

TREVISO All’indomani della sua radiazione dall’albo decisa dall’Ordine dei Medici di Treviso che l’accusa di essere un antivaccinista, per il dottor Roberto Gava, cardiologo all’Usl 2 Marca Trevigiana e libero professionista con ambulatorio a Padova, nulla cambia. Continua a fare il medico. E anzi, ribalta la «condanna» a suo favore. «Sono molto sereno, così come lo è la mia famiglia - assicura - Siamo incuriositi per la grande fama che questa vicenda mi sta regalando».
Ma non è il momento più difficile della sua carriera? «No, è un’occasione d’oro non solo per divulgare le mie idee ma anche per diffondere la cultura del rispetto dei diritti fondamentali, a partire dalla libertà di pensiero e di scienza. Da quando è iniziata questa campagna contro le mie idee, ogni giorno ricevo decine di messaggi di solidarietà: la gente capisce che è a rischio la democrazia. Affermare che l’interesse pubblico prevalga sul diritto dei singoli è l’anticamera della dittatura, del pensiero unico. Molti poi stanno prendendo coscienza del grave conflitto di interessi economici che affumica il mondo dei vaccini e cominciano a capire che la scienza è affidabile solo quando è indipendente».
Ma lei non ha sbagliato nulla? Davvero ha sconsigliato i vaccini? «In medicina non esistono certezze assolute. Ciò che conta è conoscere bene ogni paziente nella sua storia personale, fisica, psichica, familiare, sociale e ambientale e poi decidere cosa è meglio per lui, secondo scienza ed esperienza. È quello che ho sempre fatto in 40 anni di pratica clinica accanto al malato. Siamo tutti consci che i vaccini sono utili in generale, ma si tratta di farmaci e da farmacologo e tossicologo so bene che hanno indicazioni precise, perciò la vaccinazione indiscriminata di massa è contraria all’etica e al diritto. La quasi totalità dei miei pazienti è stata immunizzata, però in certi casi il vaccino poteva o doveva essere rinviato o sconsigliato per particolari condizioni fisiche del soggetto. Occorre personalizzare la terapia. Poi ci sono i genitori che rifiutano i vaccini, anche quando li consigli: devono essere rispettati e i loro figli vanno ugualmente accuditi con mezzi alternativi di prevenzione».
Cosa farà se l’Usl dovesse sospenderla? «La radiazione resta sospesa e inoperante perché ho presentato ricorso alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, che è un giudice, mentre l’Ordine dei Medici non lo è. Mi auguro che l’Usl non incorra a sua volta in gravi errori. Del resto io ci lavoro come cardiologo, i miei pazienti sono soddisfatti perché li seguo nella loro globalità, non parlo di vaccini».
Perché ha cominciato a occuparsi di vaccini? «Capita che i pazienti ne abbiano bisogno, o lamentino problemi in seguito a vaccinazioni o chiedano consigli in materia e io sono specialista anche in Tossicologia e Farmacologia, la prevenzione mi ha sempre particolarmente interessato ».
C’è davvero un movimento no vax in Veneto? «Mi pare di no, la gente sa che il vaccino non è un prodotto negativo, ma sa anche che non è la panacea di tutti i mali. Vedo che invece ci sono movimenti desiderosi di ottenere informazioni mediche serie e indipendenti, nei quali militano soprattutto coloro che hanno subito gravi danni da vaccini. Sono loro che a volte usano toni molti accesi e si possono comprendere. Scienza e dubbio vanno a braccetto, non c’è l’una senza l’altro. È il dubbio che ci spinge a sapere di più, sono convinto che il bravo medico debba avere una grande dose di onestà e umiltà ».
Ma allora perché l’Ordine di Treviso l’avrebbe punita? «E’ evidente: per le mie pubbliche manifestazioni di pensiero e di scienza e senza che mi fossero contestati concreti pericoli o danni a pazienti, tutti invece molto contenti di me, mi è stata inflitta una sanzione che meriterebbe un medico che violenti le sue pazienti. In questa sentenza l’arbitrio e l’irragionevolezza sono palesi. Le Brigate Rosse dicevano: ucciderne uno per educarli tutti. Con tutte le vicende di malasanità che affliggono il Paese, gli Ordini dovrebbero occuparsi di ben altro».

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Michela Nicolussi Moro

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