venerdì 1 febbraio 2008

L'AVVOCATO

Dopo una forzata "assenza", dovuta a varie trasferte di lavoro, ritorno sul blog proponendovi un interessante spunto di riflessione, che vorrei condividere con tutti voi.
Fatemi conoscere le vostre opinioni e impressioni a riguardo.

"Molte professioni possono farsi col cervello e non col cuore.
Ma l'avvocato no. L'avvocato non può essere un puro logico né un ironico scettico, l'avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé, assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce.
L'avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità.
Non credete agli avvocati quando, nei momenti di sconforto, vi dicono che al mondo non c'è giustizia.
In fondo al loro cuore essi sono convinti che è vero il contrario, che deve per forza
essere vero il contrario: perché sanno dalla loro quotidiana esperienza delle miserie umane, che tutti gli afflitti sperano nella giustizia, che tutti ne sono assetati: e che tutti vedono nella toga il vigile simbolo di questa speranza...
Per questo amiamo la nostra toga, per questo vorremmo che, quando il giorno verrà, sulla nostra bara sia posto questo cencio nero, al quale siamo affezionati perché sappiamo che esso é servito a riasciugare qualche lacrima, a risollevare qualche fronte, a reprimere qualche sopruso: e soprattutto a ravvivare nei cuori umani la fede, senza la quale la vita non merita di essere vissuta, nella vincente giustizia.
Beati coloro che soffrono per causa di giustizia...ma guai a coloro che fanno soffrire con atto di ingiustizia!
E, notate, di qualunque specie e grado di ingiustizia... perché accogliere una raccomandazione, favorire particolarmente un amico a danno di un estraneo o di uno sconosciuto, usare un metro diverso nella valutazione del comportamento, o delle attitudini, o delle necessità degli uomini, é pur questo ingiustizia, é pur questo offesa al prossimo, é pur questo ribellione al comando divino."

Piero Calamandrei
(da "Elogio dei giudici, scritto da un avvocato")

4 commenti:

  1. Gentile Avvocato,
    Vorrei sapere dove sono gli avvocati che la sentono come Lei. Non esiste confine opposto a quello che lei esprime e la realtà, per lo meno quella che ho vissuto io e tante altre persone che ho conosciuto.
    Ho una causa in istruttoria di primo grado da 14 anni, non solo per causa di cattiva assistenza da parte degli avvocati devo dire, è stata una cosa voluta anche dai giudici (questo per una frode patrimoniale dove sono coinvolti pubblici ufficiali compresi giudici - la storia è pubblicata nel sito www.casosannino.com). Quindi ho avuto anche molti avvocati. Ho potuto constatare che per più che volessero difendermi nel modo giusto, sono sempre persone che lavorano presso un tribunale e andare contro certe categorie, in particolare giudici, non è una cosa che faceva loro lavorare bene e tranquilli, anzi, tutto il contrario. Spero che si possa arrivare ad un livello dove nella nostra società per lo meno prevalga sull'omertà l'onestà verso la propria professione di avvocato.
    Con i migliori saluti. Zionela Belgrave.

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  2. Gentile Signora,
    la ringrazio anzitutto per aver dato il suo contributo al blog.
    Mi ha molto rattristato l'esplorazione del suo sito web.
    Condivido lo sdegno e lo sconforto che prova, e non posso fare a meno di esprimerle solidarietà e sostegno morale per la situazione di mala giustizia che sta vivendo assieme a suo marito.
    Ritengo, ad ogni buon conto, che lei abbia trovato il modo migliore per combattere queste ingiustizie, e pertanto aiutare concretamente il sistema giudiziario a rialzare la testa.
    Non c'e' infatti arma piu' efficace della pubblica informazione!
    Continui pertanto la sua battaglia per la verita', senza esitazioni.
    Negli ultimi giorni pensavo, per l'appunto, che troppi avvocati nostri contemporanei abbiano dimenticato la lezione di Calamandrei, un faro di giustizia e rettitudine morale che anche alcuni suoi giovani colleghi, come me, ricordano con affetto e deferenza.
    Ed ecco spiegato il motivo della pubblicazione di questo post.

    Cordialmente, Saverio Crea.

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  3. Sono un Collega che oltre ad alcune tavole della Crusca ed al diploma di laurea, ha appeso esattamente quel brano del Calamandrei. Ovvio, non possiamo essere santi, ma avere un indirizzo è necessario per tutti. Mi intristisce osservare le nuove generazioni, lavorare per guadagnare, qualsiasi mezzo, lecito o meno, anche contro l'interesse dei cliente, della società, dei cittadini, dell'ambiente. E'un dato, la società dei consumi, la velocità della vita, l'ambizione sfrenata, e falsi idoli stanno uccidendo il prestigio della Toga. Non ambisco ad una Ferrari, nè all'ammirazione o all'invidia degli altri, mi basta dormire con il cuore sgombro da rimorsi e con la coscienza a posto. La gratificazione professionale sta nel giusto contemperamento tra la remunerazione e la stima della gente. Mi sono imbattuto per caso in questo blog, lascio un'impronta passeggera. Un Collega, piccolo estimatore del Calamandrei......

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  4. caro Collega, la ringrazio per il suo contributo sul blog.
    Condivido il suo giudizio sui comportamenti a dir poco sconcertanti di taluni giovani colleghi, che per profitto o per fama calpestano l'onore della toga, dimostrando di ignorare l'alta funzione a cui pur costoro erano stati chiamati a prendere parte, una volta prestato il giuramento professionale.

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