giovedì 20 aprile 2017

Report e l’inchiesta sul vaccino anti-papilloma. Il farmacologo Garattini: “Nessuno scandalo, serve trasparenza”

IL FATTO QUOTIDIANO, edizione on line

di Ferruccio Sansa | 19 aprile 2017

“Ci sono troppe voci che ci descrivono i benefici dei farmaci. E poche che invece indagano sulla loro tossicità. Sappiamo tutti che ci sono grandi interessi che spingono a far vendere le medicine, proprio per questo serve un maggiore equilibrio per poterne valutare i pro e i contro”, parola di Silvio Garattini, 88 anni, il padre dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri che ha fondato a Milano nel 1963 e che oggi dirige.

Professore, ancora polemiche sui vaccini. Stavolta dopo la puntata di Report che parlava del vaccino contro il papilloma virus…

Attenzione, non si mettevano in discussione tutti i vaccini, il conduttore l’ha detto più volte, ma si parlava soltanto delle reazioni avverse a quello contro il papilloma virus. Che è un tipo molto particolare.

Qual è la sua particolarità?

Il vaccino agisce contro il papilloma virus che sarebbe tra le cause del tumore della cervice uterina. Finora, però, non esistono prove certe di questa correlazione. La sicurezza si avrà tra qualche anno quando vedremo se, con una popolazione vaccinata, caleranno i casi di tumore.

Nella trasmissione Report si citava un reclamo ufficiale di un gruppo di studiosi indipendenti danesi che anche lei avrebbe sottoscritto. Destinataria è l’Agenzia europea per il farmaco (Ema)…

Il punto, per me, è la trasparenza. Che riguarda tutti i farmaci, non soltanto i vaccini. Perché non possiamo valutare le conseguenze dell’assunzione dei farmaci basandoci soltanto sugli studi presentati dalle industrie farmaceutiche. Sugli studi è riportato il 10 per cento di quello che dovremmo sapere sulle sostanze che assumiamo.

Di che cosa abbiamo bisogno?

Di una farmacovigilanza attiva. Di studi indipendenti e approfonditi. Perché un conto sono analisi compiute in laboratorio, in condizioni ottimali, un altro sono studi compiuti su persone vere, che magari insieme con quel farmaco assumono altre sostanze.

Colpa dell’Ema e dell’Unione europea?

L’Ema riceve le segnalazioni. Sono gli Stati nazionali che devono andare a cercare i casi di reazioni ai medicinali, che devono realizzare degli studi organici.

Come sono messi gli altri paesi?

Insomma… la Danimarca, da cui è partita anche questa segnalazione, e la Svezia sono un po’ più attente. Ma è un problema generalizzato.

E in Italia?

Siamo piuttosto scarsi. Non abbiamo programmi efficaci di ricerca della tossicità.

Colpa dei costi eccessivi?

Costerebbe un po’, ma il Servizio Sanitario Nazionale spende 18 miliardi l’anno per acquistare farmaci, possiamo dedicare l’1 per cento di questa somma alle ricerche sulla tossicità. Tra l’altro conoscendo gli effetti negativi dei farmaci potremmo evitare somministrazioni dannose, risparmiando ben più dell’uno per cento.

Lei ha visto Report?

Sì, l’ho visto. Metteva insieme un po’ tante cose. C’è la questione del vaccino contro il papilloma virus che va distinto dagli altri vaccini. E c’è soprattutto la questione della trasparenza e dei controlli, che riguarda tutti i farmaci. Serve vigilanza, servono studi indipendenti e accurati. Ne va della salute delle persone.

di Ferruccio Sansa, Il Fatto Quotidiano edizione on line del 19 aprile 2017

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