24 marzo 2026

Se Sparta piange, Atene non ride.

 


La bocciatura della legge di riforma costituzionale sulla separazione (formativa e professionale) delle carriere della Magistratura inquirente e giudicante è il riflesso nefasto della perdurante sfiducia nel sistema politico determinata dalla fine della prima Repubblica.  

In quegli anni il popolo italiano aveva ritenuto di fornire una delega in bianco al potere giudiziario per la moralizzazione della condotta dei Partiti di maggioranza relativa al potere (e solo quelli...), riponendo ingenuamente fiducia nella metodologia operativa e nella supposta intrinseca bontà di un ordine che era ed è tuttora retto da norme autoritarie, opache e demofobiche, codificate nel ventennio fascista.

Certa Magistratura inquirente, non paga di aver esercitato indebite e talvolte illecite pressioni sui Giudici per validare certi teoremi accusatori, ha ritenuto in quegli anni di monetizzare il successo mediatico ottenuto con le inchieste collegate a "mani pulite" per sottrarre il proprio operato al normale controllo del Potere legislativo ed esecutivo, e qualche volta per gettarsi direttamente nell'agone partitico, confermando per facta concludentia il ragionevole dubbio di terzietà ed imparzialità riguardo l'oggetto ed il metodo delle proprie indagini, maturato da molti addetti ai lavori che hanno esaminato gli atti, ma anche le veline ed i veleni offerti in pasto ai giornalisti dagli stessi palazzi di Giustizia.

Grazie a quella stagione di veleni e di delegittimazione delle Istituzioni democratiche esiste un "parlamentino" non eletto da nessuno che siede ed opera al di sopra di CSM, Ministero della Giustizia e perfino del Parlamento vero, che tuona contro qualunque ritenuta indebita ingerenza sugli affari ritenuti propri, che minaccia ed insulta quelli che ritiene i suoi avversari (!), e che sfugge a qualsivoglia legittimo mandato di ispezione popolare sul proprio operato.

E dire che dietro al banco ove siede un Giudice c'è ancora scritto che la legge è uguale per tutti, e la Costituzione prevede che la Giustizia sia amministrata IN NOME del popolo Italiano...

Se la sinistra prima, e la destra oggi, non riescono con lo strumento parlamentare a raccordare il sistema giudiziario allo standard europeo continentale, vicino a noi non solo geograficamente ma soprattutto per il ruolo cardine attribuito alle norme codificate, e non alla giurisprudenza, nella trattazione dei casi, abbiamo la conferma di un grave problema nella attuazione del dettato costituzionale proprio in uno dei settori fondamentali per uno Stato che voglia dirsi realmente democratico, e che tutt'ora è retto, lo ripeto, da norme fasciste.

Sbagliano a gioire i concittadini che pensano di avere salvato la nostra Costituzione mantenendo lo status quo definito da Mussolini nel settore della Giustizia, e certamente il Governo non può gioire per la bocciatura della sua proposta di riforma.

Sparta ed Atene devono quindi sedersi ad un tavolo e negoziare una soluzione politica, parlamentare, democratica del dossier Giustizia, per rimediare finalmente a questo errore ereditato dalla Prima Repubblica e reso ancora più difficile da rimediare nella Seconda, per le ragioni che ho esposto.

Il rischio della ingovernabilità sistematica della nostra Repubblica, da ieri sera, è più di una mera ipotesi.

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